faceva caldo lì dentro. mi avvicinai al piano e suonai il piano. 
non sapevo suonare il piano. pestavo i tasti e basta. 
qualcuno ballava sul letto. poi guardai sotto il piano e vidi che 
una ragazza s'era stesa sotto col vestito sollevato fino ai fianchi. 
suonai con una mano sola, allungai l'altra e rapinai un'emozione. 
sarà stato per la brutta musica o sarà stato per la rapina ma la 
ragazza si svegliò. si rimise in piedi. quelli che ballavano sul 
letto tornarono a sedere: riuscii a raggiungere il letto e dormii 
per un quarto d'ora. 
non dormivo da 2 giorni e 2 notti. 
faceva caldo lì dentro, caldo. 

quando mi svegliai vomitai in una tazza da caffè. quando si riempì 
fui costretto a centrare il letto. qualcuno portò una pentola. 
giusto in tempo. diedi di stomaco. acido. tutto acido. 

mi alzai e entrai in bagno. 
c'erano 2 tizi nudi. 
uno di loro aveva della crema da barba e un pennello e 
insaponava palle e uccello all'altro. 
"sentite, devo cagare" gli dissi
"fai pure" disse il tizio insaponato, "non ti disturbiamo mica"
mi misi a sedere sul cesso.
il tizio col pennello disse a quello che stava insaponando 
"ho sentito dire che il Club 86 ha licenziato Simpson"
"KPFK" fece l'altro "scarica + gente della Douglas Aircraft, 
Sears Roebuck e Thrifty Drugs messi insieme. una parola sbagliata, 
una frase fuori linea rispetto alle loro concezioni precotte su 
umanità, politica, arte ecc. e sei fritto. l'unico sicuro di non 
perdere il posto a KPFK è Elliot Mintz - assomiglia ad una 
fisarmonica per bambini: puoi suonarla quanto ti pare, il suono 
sarà sempre lo stesso".
"adesso va avanti" disse il tizio col pennello.
"a far che?"
"agita l'uccello finchè non diventa duro".

sganciai uno stronzo enorme.

"gesù!" disse il tizio col pennello, anche se non aveva + il 
pennello. lo aveva buttato nel lavandino.
"gesù cosa?" disse l'altro.
"il tuo affare ha una cappella grande come un mazzuolo!"
"è per via di un incidente, ecco perchè"
"sarebbe piaciuto anche a me avere un incidente così"
ne sganciai un altro.
"adesso va avanti".
"a far che?"
"piegati indietro e fattelo scivolare tra le cosce"
"così?"
"sì"
"e adesso?"
"abbassa la pancia. fallo scivolare. avanti e indietro. stringi le gambe. 
ecco. così. visto? non avrai + bisogno di nessuna donna!"
"oh, Harry, ma non è come la figa! ma cosa vuoi farmi credere? vuoi 
farmi credere un mucchio di stronzate!"
"hai solo bisogno di esercizio! vedrai! vedrai!"
mi pulii il culo, tirai la catena e uscii.
andai al frigorifero e presi una lattina di birra, presi due lattine 
di birra, le aprii entrambe e attaccai la prima. pensavo di essere a 
North Hollywood. 
mi misi a sedere di fronte ad un tizio con in testa un casco di latta 
rossa e con una barba di mezzo metro. era andato forte per un paio di 
notti ma adesso le anfetamine non ne aveva +. non era ancora arrivato 
alla fase del sonno, solo quella della depressione e dell'assenza. 
forse sperava in uno spinello ma in giro non se ne vedevano.
"Big Jack" dissi
"Bukowski, mi devi 40 dollari" disse Big Jack.
"senti, Jack, ho idea d'averti dato 20 dollari ieri notte. ho in mente 
proprio quest'idea. ricordo questo numero 20"
"ma no che non ti ricordi, non è così Bukowski? perchè eri ubriaco, 
Bukowski, ecco perchè non ti ricordi!"
Big Jack ce l'aveva con gli ubriachi.
la sua donna, Maggy, era seduta accanto a lui.
"gli hai dati i venti, è vero, ma perchè volevi bere ancora. 
siamo usciti a comprare da bere e ti abbiamo portato il resto"
"d'accordo. ma dove siamo? a North Hollywood?"
"no a Pasadena"
"a Pasadena? non è possibile"
avevo notato che parecchie persone andavano dietro a una grande tenda. 
qualcuno usciva dopo dieci minuti o venti minuti. qualcun altro non 
usciva +. andava avanti così da 48 ore. finii la seconda birra, mi alzai, 
tirai la tenda e entrai. era buio pesto lì dentro ma io annusai l'erba. 
e culo. mi fermai per permettere agli occhi di abituarsi al buio. 
larga rappresentanza maschile. leccavano buchi di culo. 
strizzavano. succhiavano. 
non era roba per me. ero una persona per bene, io. era una specie di 
palestra maschile alla fine degli esercizi alle parallele. 
e l'odore acre del seme. 
soffocavo. un negro di pelle chiara mi si avvicinò.
"ehi, ma tu sei Charles Bukowski, giusto?"
"giusto" dissi.
"cazzo! ma è la cosa + fantastica della mia vita! ho letto Crucifix In A 
Deathand. per me, dopo Verlaine ci sei tu!"
"Verlaine?"
"sì, Verlaine"
allungò una mano e me la piazzò sulle palle. gli tolsi la mano.
"cosa c'è?" chiese
"non è il momento giusto, baby, sto cercando un amico.
"oh, mi dispiace..."
si allontanò. continuai a guardare in giro e stavo proprio per 
andarmene quando notai una donna appoggiata ad un angolo lontano. 
teneva le gambe aperte e sembrava piuttosto fatta. mi avvicinai a lei
e la guardai. 
calai i pantaloni e mutande. 
era in ordine. 
le cacciai l'affare dentro. le cacciai dentro quel che avevo.
"oooohh" fece lei "è così ricurvo, come un gancio!"
"un incidente da bambino col triciclo"
"ooooohh..."
avevo appena cominciato ad andar forte quando m'infilarono qualcosa tra 
le chiappe. vidi le stelle.
"ohi, ma che cazzo vuoi!" allungai una mano e tirai fuori l'affare. 
eccomi lì con l'affare di un uomo in mano "cosa pensavi di fare, f
ratellino?" gli chiesi.
"senti amico" disse lui "questo gioco è come una partita a carte. 
se vuoi partecipare devi prendere la carta che ti tocca dopo la smazzata"
tirai su mutande e pantaloni e uscii.
Big Jack e Maggy erano andati via. un paio di persone s'erano appisolate 
sul pavimento. andai a prendere un'altra birra, la bevvi e uscii 
all'aperto. 
la luce del sole mi ferì come la luce rossa della macchina dei 
pompieri. la mia utilitaria era stata spinta su un passo carraio. 
trovai una multa per divieto di sosta. tutti sapevano quel che 
potevano e quel che non potevano fare. bello. mi fermai ad un 
distributore della Standard che mi diede le indicazioni per 
arrivare all'autostrada di Pasadena. riuscii a tornare a casa. 
sudando. mordendomi le labbra per star sveglio. nella cassetta 
delle lettere trovai una lettera dall'Arizona della mia ex moglie. 
"mi hanno detto che vivi solo e che sei depresso. quando ti succede 
dovresti andare al Ponte. penso che quella gente ti piacerebbe. 
o almeno qualcuno di loro. oppure dovresti andare alle letture 
poetiche che fanno alla Unitarian Church...."
feci scorrer l'acqua nella vasca, bella e bollente. 
mi spogliai, trovai una birra, ne bevvi metà, piazzai 
la lattina sulla sponda della vasca e entrai nella vasca, 
presi il sapone da barba e il pennello e cominciai a 
passarmelo sul collo e sulla faccia.

Da "Taccuino di un vecchio porco", di Charles Bukowski